Salute

Mindfulness: che cos'è davvero e come portarla nella vita di tutti i giorni

di Dott.ssa Alice Terenzi

La parola mindfulness è ormai entrata nel linguaggio comune. Se ne parla per ridurre lo stress, migliorare il benessere, gestire l’ansia o semplicemente imparare a stare meglio con se stessi. Ma proprio perché è diventata così popolare, rischia di essere fraintesa e proposta da persone “non addette ai lavori”. E quindi è bene affidarsi a persone esperte e comprenderne il significato.

Quindi questo articolo è rivolto a chi si avvicina per la prima volta a questa pratica e vale la pena partire da una domanda semplice:

Che cos’è, e soprattutto che cosa non è, la mindfulness?

Molto spesso uno dei motivi per cui si inizia la pratica di Mindfulness è per ricercare in essa una tecnica per non avere pensieri, un metodo veloce e magico per farli sparire. Ed ecco così il primo equivoco da chiarire: La Mindfulness non significa svuotare la mente.
Non si tratta di reprimere i pensieri, azzerare le emozioni o raggiungere uno stato perenne di beatitudine impassibile. Infatti durante una pratica possono comparire pensieri sottoforma di parole, ricordi, immagini ed emozioni. L'obiettivo non è eliminare tutto ciò, ma accorgersi che ci sono, senza esserne trascinati automaticamente via. Come si dice durante la pratica “senza salire sul treno dei pensieri”. Quindi si cerca nella pratica e nella vita di tutti i giorni di entrare in relazione con essi con una diversa modalità.

Un altro mito da sfatare è che chi pratica la mindfulness è sempre o deve rimanere sempre calmo, rilassato o felice.

Una persona che pratica mindfulness può continuare a provare rabbia, tristezza, paura, noia o agitazione.

Infatti la mindfulness non è una tecnica per controllare ciò che proviamo. Non serve a far sparire un'emozione sgradevole, né a convincerci che “va tutto bene”. E non è una forma di pensiero positivo: non ci chiede di sostituire i pensieri negativi con pensieri positivi.

Inoltre, la mindfulness non è una tecnica di rilassamento ma una pratica concentrativa. Il rilassamento può essere una conseguenza della pratica, ma non è il suo scopo fondamentale. Infatti capita spesso che più rincorriamo questo od altri obbiettivi più avremo la sensazione di provare l’effetto contrario. 

E da qui possiamo introdurre un altro punto per chiarire cosa non è la mindfulness: la mindfulness non è un affannarsi per ricercare risultati a tutti i costi ed essere sempre centrati in ogni momento.

Infine, la mindfulness non è una psicoterapia.

Durante i percorsi basati sulla mindfulness, sia di gruppo che individuali, siamo noi partecipanti a decidere quanto andare in profondità e quanto condividere sulle nostre esperienze. Quello che ci possono dare questi percorsi, sono degli strumenti di cui possiamo usufruire nella vita quotidiana per affrontare in modo più efficace tutti quegli eventi che ci travolgono o procurano stress.