IBS, SIBO, SIFO e Disbiosi non sono semplici "mode" del momento, ma definizioni cliniche precise che indicano problemi diversi (sebbene spesso sovrapposti) dell'apparato digerente.
Per fare chiarezza ed evitare di confonderle, la distinzione fondamentale risiede nella natura del problema (funzionale o microbiologico) e nella posizione in cui si manifesta.
Sebbene condividano lo stesso fastidioso corredo di gonfiore, dolore addominale e alterazioni dell'alvo come diarrea o stitichezza, queste sigle descrivono in realtà alterazioni del sistema digerente profondamente diverse tra loro, che richiedono diagnosi mirate e trattamenti specifici.
La sindrome dell'intestino irritabile, nota come IBS, è un disturbo funzionale dell'interazione tra intestino e cervello. L'organo non presenta lesioni fisiche, infezioni o alterazioni microbiologiche primarie, ma mostra un'ipersensibilità e una motilità irregolare guidata da una comunicazione alterata con il sistema nervoso centrale.
La sovracrescita batterica dell'intestino tenue, o SIBO, rappresenta invece un problema microbiologico oggettivo localizzato nel “piccolo Intestino”, tratto che dovrebbe ospitare una carica batterica molto ridotta. In questo caso, i batteri tipici del colon colonizzano l'intestino tenue e fermentano precocemente i carboidrati, producendo grandi quantità di gas idrogeno e causando gonfiore precoce e spesso diarrea.
La SIBO a idrogeno solforato (H₂S SIBO), recentemente riclassificata a livello scientifico come ISO (Intestinal Sulfide Overproduction), è caratterizzata da batteri che producono un gas altamente irritante per le mucose, l’idrogeno solforato.È la forma più complessa da individuare e spesso definita "silenziosa" perché sfugge ai test diagnostici convenzionali.
Altre volte non sono i batteri i protagonisti di una sovracrescita nell'intestino tenue, ma i funghi, come la Candida: ecco allora che appare la SIFO.
Una condizione ancora più complessa rispetto alla SIBO e alla SIFO è quella dell’IMO: cambiano non solo i protagonisti ma anche la posizione.
L'eccesso di metanogeni intestinali o IMO, sposta l'attenzione dai batteri agli archei, microrganismi unicellulari biologicamente distinti capaci di produrre metano. A differenza dell'idrogeno prodotto nella SIBO, il metano rallenta drasticamente i movimenti intestinali, rendendo l'IMO la causa principale di stitichezza cronica e meteorismo severo. Ma mentre nella Sibo la proliferazione batterica avviene solo nell’intestino tenue (la lettera "S" di SIBO sta per Small Intestine, che è appunto l’intestino Tenue), gli archei dell'IMO, proliferano e producono danni anche nell’intestino crasso.
Tuttavia, quando si parla di alterazioni della flora batterica, la condizione più diffusa in assoluto è la Disbiosi Intestinale: una composizione sbagliata nel posto giusto.
Mentre la SIBO descrive una migrazione di batteri nel posto sbagliato (l’intestino tenue, che dovrebbe essere quasi sterile), la disbiosi colonica è un problema di qualità e non di geografia. Si verifica all’interno del colon (l’intestino crasso), ovvero la naturale "casa" del nostro microbiota.
In condizioni di salute (eubiosi), i microrganismi benefici convivono in perfetto equilibrio. Nella disbiosi, questo equilibrio si spezza: i batteri protettivi (come lattobacilli e bifidobatteri) diminuiscono, lasciando spazio alla proliferazione di batteri opportunisti o potenzialmente nocivi.
L'importanza della diagnosi corretta: da dove partire?
Trattare la pancia "a tentativi" o basandosi solo sui sintomi è il primo errore che si commette: come abbiamo visto, un forte gonfiore può nascondere problemi biologicamente molto diversi. L'unico modo per impostare un percorso efficace è ottenere una diagnosi medica di certezza. Per la SIBO e l'IMO, lo strumento d'elezione non invasivo è il Breath Test (test del respiro) al lattulosio o al glucosio, che misura la concentrazione dei gas (idrogeno e metano) espirati a intervalli regolari. Per l'IBS, la diagnosi è invece prevalentemente clinica ed d'esclusione, basata su criteri specifici (Criteri di Roma IV) dopo aver escluso altre patologie organiche.
Per la Disbiosi generale (lo squilibrio della flora batterica del colon), l'approccio terapeutico è profondamente diverso.
-
Analisi del Microbiota Intestinale: A differenza di SIBO e IMO (che usano il Breath Test), per mappare la Disbiosi del colon il test d'elezione è l’esame del microbiota, in particolare il sequenziamento del DNA batterico delle feci. Questo test indica esattamente quali ceppi utili mancano e quali specie dannose sono in eccesso.
-
Integrazione mirata (Probiotici e Prebiotici):
Non si usano fermenti lattici generici. In base all'esito del test, lo specialista prescrive ceppi probiotici specifici per colmare le carenze, associati a prebiotici (fibre che fanno da "cibo" per i batteri buoni).
-
Alimentazione e Stile di Vita: insieme alla giusta integrazione, la terapia cardine è una dieta varia e ricca di fibre prebiotiche, strutturata dal Nutrizionista e adeguata alla tollerabilità e alle specifiche esigenze del paziente, abbinata alla gestione dello stress e all'attività fisica, fondamentali per modificare a lungo termine la composizione del microbiota.